2018-2022: una strana legislatura per l’Europa

, di Michelangelo Roncella

2018-2022: una strana legislatura per l'Europa
Fonte: Vlad Lesnov, Wikimedia Commons, CC BY 3.0, Montecitorio - panoramio.jpg, https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Palazzo_Montecitorio#/media/File:Montecitorio_-_panoramio.jpg

Una legislatura passa in fretta. L’ultima è finita bruscamente prima della scadenza naturale con la caduta del Governo Draghi, scatenata dal Movimento 5 Stelle. Nel 2018, alle elezioni nazionali, questa forza politica e la Lega di Salvini sono usciti vincitori. Due partiti con storie diverse che hanno mostrato posizioni euroscettiche, in particolare contro l’Euro.

Sembrava e poteva essere la legislatura dei Pentastellati (in parte lo è stato) nonché la volta dei nazionalisti, con la coalizione “giallo-verde” creata dopo (anche se non subito) le scorse elezioni.

Alcune premesse: questo articolo si concentrerà su queste due formazioni, in particolare sulle loro posizioni sull’Unione Europea, anche nella pratica. Altri partiti politici, le cui posizioni pro-europee sono oggi fuori discussione, saranno tralasciati, mentre le recenti crisi - il clima, il Covid-19 e la guerra in Ucraina - saranno solo accennate.

Si parte dal Movimento 5 Stelle: questa formazione, particolare e piuttosto recente ha già corso alle elezioni precedenti (le amministrative, le politiche del 2013 e quelle europee del 2014), svolgendo un ruolo di forte opposizione in Italia e alleandosi nel Parlamento Europeo con l’United Kingdom Independence Party (UKIP) di Nigel Farage nel gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), salvo tentare dopo il referendum sulla Brexit - da un estremo all’altro - di entrare nell’allora ALDE con Guy Verhofstadt nel 2017 , tornando poi nel gruppo euroscettico. Nel 2018, la campagna elettorale grillina, con candidato l’allora Capo politico Luigi Di Maio, si è concentrata principalmente sul Reddito di Cittadinanza, la lotta agli sprechi e i temi ambientali.

Passando ora alla Lega di Matteo Salvini, che da movimento regionalista-secessionista (storicamente euroscettica [1] e inizialmente anti-sistema) si è trasformata in partito nazionalista con lo slogan “Prima gli italiani”, compresi i meridionali, un tempo etichettati come “terroni” e altri appellativi meno rispettosi.

Per le elezioni politiche nel 2018 la Lega ha candidato due accademici anti-euro: Alberto Bagnai e Claudio Borghi, eletti, rispettivamente, senatore e deputato nonché presidenti delle commissioni parlamentari “Finanze” in Senato e “Bilancio” alla Camera (fino a luglio 2020) con l’intento di preparare un piano per l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

La formazione del governo è stata molto difficile, tra la necessità di una maggioranza parlamentare e quella di rassicurare l’Unione Europea. Il nodo è stato il Ministero dell’Economia, con il nome di Paolo Savona, scartato per presunte posizioni anti-euro nonostante questi abbia tentato di smentire con un comunicato pubblicato sul sito Scenarieconomici.it, di orientamento euroscettico.

Alla fine per l’Economia è stato scelto Giovanni Tria (mentre Savona divenne Ministro agli Affari Europei) e nacque il Governo Conte I (o Governo “giallo-verde”), con Salvini Ministro all’Interno e Di Maio ministro al Lavoro e Sviluppo Economico ed entrambi vice-presidenti del Consiglio. Perciò l’ipotesi di uscire dalla moneta unica (e un possibile effetto domino sulla zona euro) divenne per alcuni un’occasione perduta (o possibilità accantonata), per altri un pericolo scampato.

Durante il Governo Conte, tra difficoltà per il Reddito di Cittadinanza, i decreti sicurezza e i casi sugli sbarchi dei migranti “Diciotti”, “Gregoretti” e Sea Watch", il “capitano” Salvini, grazie alla “Bestia”, riuscì a oscurare l’alleato “giallo”, svolgendo una continua campagna elettorale basata sugli attacchi all’Europa, ai migranti e ai “poteri forti” nonché sulla centralità del leader: da notare la scritta “Salvini Premier” durante le elezioni europee del 2019 (di nuovo considerate in Italia elezioni nazionali “bis”), alle quali si è candidato un altro professore euroscettico, Antonio Maria Rinaldi.

Il risultato delle elezioni vide il trionfo della Lega a scapito del Movimento 5 Stelle, capovolgendo i risultati delle politiche del 2018, un piccolo recupero del PD e il debutto di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Considerare però solo la dimensione nazionale in una competizione sovranazionale, è un grosso limite: è vero che in Francia Rassemblement National ha vinto di poco su En Marche, mentre nel Regno Unito - uniche elezioni europee post-referendum sulla Brexit - ha trionfato il Brexit Party, la nuova formazione di Farage. Tuttavia, in altri paesi dell’Unione sono arrivati primi i partiti “tradizionali” che si raggruppano al Partito Popolare o al Partito del Socialismo (con il gruppo Socialisti & Democratici al Parlamento Europeo) oppure i partiti verdi o le formazioni liberali (ora riuniti in Renew Europe), i quali vogliono un’Europa diversa dall’attuale Unione Europea, ma senza pretese “sovraniste”.

Tornando sul fronte euroscettico, Salvini riuscì a creare il gruppo parlamentare Identità e Democrazia (ID), sostituendo il vecchio gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà, mentre Fratelli d’Italia ha aderito al gruppo Conservatori e Riformisti Europei (ECR) e del relativo partito europeo di cui Giorgia Meloni diventerà poi presidente.

In sostanza, nonostante il trionfo della Lega in Italia, non c’è stato lo sfondamento populista e “sovranista” che avrebbe potuto creare un forte blocco nell’emiciclo europeo: inoltre il fronte anti-europeista si divide ancora una volta in più parti tra Conservatori e Riformisti, il rinnovato gruppo a guida Salvini-Le Pen e (fino all’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea) parte dei Non Iscritti, cioè il Brexit Party .

Una prova del mancato trionfo anti-europeista avviene a metà luglio 2019 con il voto di fiducia del Parlamento Europeo a Ursula Von der Leyen, la quale - nonostante il fallimento degli Spitzenkandidaten - ha ottenuto l’appoggio (per niente scontato) di PPE, S&D, Renew Europe e a sorpresa del Movimento 5 Stelle. Da lì l’espressione “Maggioranza Ursula”, confermata con l’approvazione della Commissione nel novembre 2019.

A proposito di eurodeputati grillini, finiti nel gruppo dei Non Iscritti, malgrado la rielezione di Fabio Massimo Castaldo a Vicepresidente del Parlamento europeo che ha espresso dichiarazioni costruttive riguardo la riforma dell’Unione Europea, negli ultimi anni, la delegazione del Movimento si è ridotta da 14 a 5 europarlamentari, con una diaspora verso i Verdi, Renew Europe, il PPE (Forza Italia) o rimanendo nel gruppo “misto”, ma fuori dal Movimento (incluso Insieme per il Futuro, il nuovo partito di Di Maio).

Intanto in Italia, Salvini ha continuato a propagandare il suo impegno anti-migranti e, sicuro del consenso ottenuto con le elezioni europee, ha puntato alle elezioni anticipate e poi ai “pieni poteri” avanzato una mozione di sfiducia al governo di cui faceva parte. Questo tentativo è passato alle cronache come la «svolta del Papeete», ma con l’effetto contrario a quello sperato dal «capitano».

Infatti, il 19 agosto 2019 avvenne la resa dei conti: Giuseppe Conte, improvvisamente si trasformò da volto istituzionale del Governo giallo-verde a nuovo leader nazionale, europeo e mondiale, restando - dopo la crisi di governo - Presidente del Consiglio dei Ministri ma con un Governo “giallo-rosso” (M5S e PD) o Governo Conte II.

A un nuovo Governo nazionale si affiancò anche la formazione del “Governo europeo” (la Commissione Von der Leyen – vedi sopra): una coincidenza in cui l’Italia ha evitato di esprimere un commissario europeo di stampo sovranista (o almeno “non-europeista” - forse per la Lega), con la nomina (confermata dal Parlamento Europeo) di Paolo Gentiloni a Commissario per gli affari economici.

Questo cambio di Governo non passò indifferente alle parti euroscettiche nel Parlamento italiano: in particolare Gianluigi Paragone, ex-direttore di Radio Padania e senatore del M5S che si astenne sul voto di fiducia al Governo Conte II, contrario all’alleanza con un partito europeista come il PD. Dopo la sua espulsione dal movimento. Paragone fondò il suo movimento, Italexit, che come da nome, vuole l’uscita dell’Italia non solo dall’Euro (uno dei temi originali del Movimento 5 Stelle), ma anche dall’Unione Europea.

Negli ultimi mesi del 2019, la Commissione Von der Leyen recuperò il progetto di riforma dell’Unione Europea proposto da Macron due anni prima alla Sorbona, con il nome di “Conferenza sul futuro dell’Europa”, un nuovo tentativo di trasformare l’attuale Unione in un’Europa più unita, solidale e sovrana, con il coinvolgimento di cittadini, associazioni e istituzioni con varie proposte su molti temi tra cui l’abolizione del voto unanime, l’ambiente, la difesa europea e la politica estera.

Poco dopo emerse il COVID-19 (o “coronavirus”) che si diffuse in tutto il mondo bloccando ogni tipo di attività (lavoro, scuola, attività associative, hobby e persino assemblee istituzionali). Questa nuova crisi che si è aggiunta alle altre, ha spinto i Governi a imporre quarantene. In Italia, il peso è stato portato da Conte, diventato una sorta di “eroe nazionale” (raramente un Presidente del Consiglio in carica riscuote molta popolarità), mentre Lega e Fratelli d’Italia cambiavano posizione sul virus, le mascherine, il lockdown, i vacchini e il Green Pass.

L’Unione Europea intanto ha promosso il Next Generation EU (o Recovery Fund), un fondo di 750 miliardi di euro - di cui il 30% destinato al clima - distribuiti tra gli Stati membri, a patto che questi rispettino lo Stato di Diritto. È la prima volta che l’Unione Europea promuove un ingente intervento pubblico creandosi un suo debito, mettendo da parte il principio del pareggio di bilancio, nonché un’opportunità per un soggetto (in parte) sovranazionale di poter affrontare tre crisi di portata mondiale (economica, climatica e sanitaria).

A livello nazionale i Governi devono presentare un rispettivo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Proprio la distribuzione di questo fondo è stata una delle cause di un’altra crisi di governo (provocata a inizi 2021 da Matteo Renzi e il suo partito Italia Viva), conclusasi con la nascita del Governo Draghi, un esecutivo di unità nazionale da quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento, compresa la Lega, mentre all’opposizione rimase (principalmente) Fratelli d’Italia.

La presenza di Mario Draghi costituiva una vera e propria garanzia per l’Europa, visto il suo prestigio internazionale e il suo operato come Presidente della Banca Centrale Europea nel periodo più duro della crisi economica (nonostante l’opposizione della Germania).

Il Governo aveva il fine di organizzare e attuare il PNRR tra gestione della pandemia e guerra in Ucraina, in particolare lo sforzo per la riduzione della dipendenza dal gas russo e il controverso invio delle armi agli ucraini.

Nell’estate del 2022, la maggioranza si divise su alcune questioni (incluso il “Decreto Aiuti”), in particolare il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che subì a sua volta la scissione da parte dell’ala “governista” di Luigi di Maio, Ministro degli Esteri e ex-Capo Politico del M5s, il quale ha fondato il nuovo partito “Insieme per il futuro” vicino al centro e di ispirazione europeista. Un’altra dimostrazione dell’euroscetticismo traballante della creatura di Beppe Grillo.

Nonostante alcune posizioni sulla possibilità che il Governo potesse continuare, la terza crisi della legislatura si concluse con le dimissioni (confermate in seguito) di Mario Draghi nonostante il grande appoggio fuori dalle istituzioni. Il 22 luglio 2022, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sciolse le Camere, convocando le elezioni per il 25 Settembre, con tempi molto stretti per la campagna elettorale.

Per concludere, la situazione politica è peggiorata molto, e non solo in Italia. La crisi di governo e le elezioni anticipate hanno reso incerta l’efficacia della conferenza sul Futuro dell’Europa e la possibile riforma dei trattati: nel “triumvirato” italo-franco-tedesco, Draghi, il più forte e il più accreditato, si è dimesso; Olaf Scholz sembra avere difficoltà a portare avanti l’eredità di Angela Merkel, mentre Macron il più convinto e la mente originale della riforma dell’Unione Europea, è indebolito dalle ultime elezioni legislative.

La legislatura appena finita ha mostrato un euroscetticismo (o anti-europeismo) che potrebbe essere considerato traballante, di facciata, forse disattento, ma sicuramente non granitico, né coerente: si veda la Lega che dal candidare professori anti-Euro, è entrata poi a far parte della maggioranza a sostegno di colui che anni fa, con tre parole e a colpi di Quantitative Easing, ha salvato la stessa moneta unica.

Mentre il Movimento 5 Stelle, oramai ridotto su tutti i fronti, aveva come “candidato premier” Luigi di Maio, che adesso è diventato leader di Insieme per il Futuro, dichiaratamente europeista. L’oramai partito di Conte è sempre stato eterogeneo su alcuni aspetti, (inclusa l‘Europa), l’adesione e il consenso era più spinto dall’insofferenza verso la classe politica nazionale, mentre a livello europeo, alcuni eurodeputati hanno maturato le loro idee sull’Europa nella loro esperienza al Parlamento Europeo.

Dall’altro lato però c’è Italexit di Paragone, che potrebbe guadagnare terreno in un futuro prossimo, ma non adesso per la presenza prima della Lega e ora di Fratelli d’Italia. Sembra quasi una legge della natura: se ci sono più populismi, prevale uno solo (anche se per poco). In realtà però ci sono molti fattori tra cui il radicamento sul territorio, l’arma comunicativa, le risorse e la capacità di gestire il proprio consenso.

Oltre a Meloni (e forse anche Paragone) non sembra che ci siano altri leader populisti forti. Ma è meglio non abbassare la guardia: si pensi alle ultime elezioni presidenziali francesi con Eric Zemmour, ancora più estremista di Marine Le Pen.

Il processo di integrazione europea sta facendo ulteriori passi, ma non su un terreno solido: non si sa cosa accadrà alle prossime elezioni per il Parlamento europeo nel 2024, ma sarebbe imprudente considerare la fase finale di una faticata svolta democratica e solidale dell’Unione Europea.

Certamente non basterà solo questo appuntamento elettorale. Le imminenti elezioni in Italia sono altrettanto importanti, non solo per il PNRR o per evitare un governo nazionalista. La campagna elettorale appare un miscuglio di attacchi all’avversario, tecnicismi sul Rosatellum e mancanza di riferimenti all’Europa e i federalisti, anche come elettori, avranno il compito della valenza europea di queste elezioni.

Note

[1Durante la legislatura europea, la Lega era nel gruppo Europa della libertà e della democrazia con lo stesso UKIP.

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