Addio grande Mister Euro

In memoria di Tommaso Padoa-Schioppa

, di Antonio Longo

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Addio grande Mister Euro

Quando un uomo come Tommaso Padoa-Schioppa se ne va, e così improvvisamente, di colpo ci si rende conto di chi l’Italia e l’Europa hanno perso. Grande economista ed uomo delle istituzioni, rappresentava un’insolita combinazione di tecnico e di intellettuale dalle grandi visioni, con l’approccio rigoroso di un filosofo.

Passa alla storia per essere stato uno dei padri fondatori dell’euro. Influenzato dal pensiero dei federalisti europei, in un suo scritto di economia del 1982 disse che i Paesi dell’allora CEE (in preda alle svalutazioni competitive delle monete nazionali) non potevano avere contemporaneamente un libero commercio estero, una mobilità di capitali, politiche monetarie indipendenti e tassi di cambio fissi. Questi quattro obiettivi, ciascuno dei quali auspicabile, non erano in realtà perseguibili senza avere una moneta unica, gestita da un’unica Banca centrale. Ed il Rapporto Delors del 1989 appoggiò questo punto di vista e propose la creazione dell’Unione Monetaria Europea.

Ma TPS (come veniva chiamato dagli amici) ebbe anche un ruolo importante nel convincere Andreotti, allora primo Ministro, ad impegnare l’Italia sulla via della moneta unica. E questo aspetto ‘politico’ della moneta lo mise subito in evidenza, coniando per primo la famosa espressione che l’euro era “una moneta senza Stato”. Solo oggi, di fronte alla crisi finanziaria ed economica internazionale, i commentatori comprendono che l’euro deve essere affiancato da una politica economica europea, cioè da un governo federale, quindi da una forma di statualità europea. E proprio a questo obiettivo stava dedicando le sue forze negli ultimi anni, convinto che quest’ultimo traguardo poteva essere perseguito solo mobilitando le forze politiche, sociali ed economiche. Non a caso, proprio nell’ottobre scorso, diede vita al “Gruppo Spinelli” che raduna diversi parlamentari europei, politici, economisti ed intellettuali, con l’obiettivo di rilanciare il disegno di un’Europa federale.

Come spesso capita ai grandi uomini era più noto ed apprezzato all’estero che in Italia (nemo profeta in patria). Forse solo ora qualcuno comincerà a capire il significato reale di una sua frase famosa (“le tasse sono belle perché consentono di pagare servizi pubblici essenziali: la sicurezza, la sanità, l’istruzione, ecc.”). Passa anche alla storia recente del Paese per aver contribuito a risanare i conti dello Stato con il secondo governo Prodi, opera che non ha mai attirato consenso politico nell’Italia degli sprechi e delle clientele fameliche.

TPS non alzava mai la voce. Ci piace ricordare il suo pensiero pulito e preciso, il suo eloquio sobrio ed essenziale, le sue analisi che andavano direttamente al cuore del problema. Forse la parola che più lo definisce è quella che lui stesso utilizzò per definire l’Europa nel titolo di un suo libro (“Europa, forza gentile”). Disse che “gentile” è parola dai molteplici significati: “di stirpe nobile, magnanimo, sagace, civilmente progredito, generoso, virtuoso, elegante”.

Fonte immagine: Wikimedia.org

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