Germania, nuovo stop a Lisbona

Ne siamo sicuri?

, di Matteo Minchio

Germania, nuovo stop a Lisbona

La Corte costituzionale tedesca ha finalmente emesso il tanto atteso verdetto sul Trattato di Lisbona. Pochi giornali hanno trattato della questione, malgrado si parli della Germania, il più grande paese membro dell’UE. Spesso ne si è dato un’interpretazione sbagliata.

La Corte di Karlsruhe è infatti considerata un bastione degli irriducibili difensori della sovranità nazionale tedesca dalla vulgata giornalistica. Si è così giudicata la sospensione della procedura d’adozione del trattato derivata dalla sentenza stessa come una nuova battuta d’arresto per l’Europa dopo il referendum irlandese e, se si vuol guardare più lontano, a quelli francese e olandese del 2005.

Restiamo ai fatti. La Corte ha stabilito che l’atto di approvazione del Trattato di Lisbona (Zustimmungsgesetz zum Vertrag von Lissabon) è compatibile con la Legge Fondamentale tedesca (Grundgesetz), mentre appare incostituzionale la legge che accompagna la sua entrata in vigore (Gesetz über die Ausweitung und Stärkung der Rechte des Bundestages und des Bundesrates in Angelegenheiten der Europäischen Union) perché non garantisce un sufficiente

... sinora ignorata la questione della partecipazione dei parlamenti nazionali alla legiferazione europea ...

diritto di partecipazione dei corpi legislativi tedeschi al processo legislativo europeo e alle procedure di emendamento dei Trattati. Ciò significa che il parlamento tedesco dovrà modificare tale legge di accompagnamento prima che la ratifica possa essere completata. Tale procedura non appare particolarmente difficile vista la larghissima maggioranza a sostegno del Trattato di Lisbona esistente nel parlamento tedesco. Il Bundestag, la camera bassa del parlamento, ha già annunciato di aver convocato una sessione straordinaria il 27 agosto per discutere le raccomandazioni della Corte, ed è previsto che l’approvazione finale da parte della seconda camera (Bundesrat) possa aver luogo il 18 settembre, appena prima dello scioglimento delle camere stesse, per le imminenti elezioni federali, e soprattutto del referendum irlandese, previsto per i primi di ottobre. È quindi nostra opinione che, in seguito all’esame della Corte, non sussistano più ulteriori dubbi sulla ratifica del trattato anche in Germania, malgrado gli adempimenti supplementari richiesti.

Il merito della sentenza solleva tuttavia un punto particolarmente importante che sicuramente resterà come un precedente giuridico nella storia del diritto comunitario. La partecipazione dei parlamenti nazionali al processo decisionale europeo è stata sinora una questione totalmente ignorata. In fin dei conti, il processo decisionale europeo, che trova la sua origine nelle proposte della Commissione europea, titolare dell’iniziativa legislativa, coinvolge solo nel 40% dei casi il Parlamento Europeo. Nel 60% dei testi legislativi è il Consiglio (ovvero i governi) ad avere l’ultima parola. Molti altri soggetti, quali rappresentanti di organismi regionali e locali (attraverso i pareri del Comitato delle Regioni) così come le organizzazioni delle categorie economiche e sociali possono intervenire quanto meno indirettamente, mentre nessun ruolo è dato alle Commissioni affari comunitari dei parlamenti nazionali. Tale coinvolgimento non appesantirebbe ulteriormente la procedura (l’esame deve svolgersi in tempi certi e stabiliti), ma stimolerebbe una cooperazione interparlamentare (servono più parlamenti per bloccare, nel caso, un testo).

Paradossalmente i parlamenti nazionali riescono ad intervenire soltanto nella “fase discendente” attraverso

... la richiesta della Corte di Karlsruhe una questione di controllo democratico ...

l’adozione delle direttive mentre sono completamente ignorati nella “fase ascendente”, ovvero durante la loro elaborazione. Questo mancato coinvolgimento dei parlamenti nazionali è spesso all’origine dei ritardi, dei blocchi o degli stravolgimenti delle direttive comunitarie così spesso avvenute anche in Italia. Il Trattato di Lisbona aumenta i poteri dei parlamenti nazionali, viste le maggiori competenze dell’Unione Europea su questioni quali la politica estera e di difesa o la giustizia e gli affari interni. In questo senso anche la Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo considera i parlamenti nazionali come degli alleati per aumentare il controllo democratico sui governi. Per concludere, la richiesta della Corte di Karlsruhe non deve essere interpretata né come uno sgambetto al Trattato di Lisbona, né come la difesa della sovranità nazionale, ma come il sollevamento di una questione di controllo democratico. Il sistema appare ad alcuni in mano agli “Eurocrati”, quasi fossero dei Mandarini di una Città Proibita e per altri rassomiglia sempre più al modello intergovernativo di ideazione gollista fondato sul Consiglio, il quale peraltro ricorda, suo malgrado, più la Dieta Polacca del settecento che una “Camera degli Stati” efficiente.

L’auspicio è di poter colmare questo deficit proprio attraverso il Trattato di Lisbona che presumibilmente entrerà in vigore l’anno prossimo dopo il nuovo referendum

... un esito positivo per il referendum irlandese affinché la Polonia adempia agli impegni presi ...

irlandese che si terrà in ottobre, il quale, se desse esito positivo, spingerebbe gli euro-scettici Vaclav Klaus e Lech Kaczynski a firmare il trattato per adempiere agli impegni presi. Sempre che i conservatori britannici non vincano le possibili elezioni anticipate nel paese, e cerchino di bloccare il trattato, già ratificato dall’Inghilterra nel luglio scorso, sottoponendolo ad un referendum popolare.

L’articolo è comparso su Lospaziodellapolitica.com

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