Se da un lato è finito il tempo in cui Occidente voleva dire USA, negli anni ’80 detentori e fieri diffusori dei valori di una civiltà evoluta e pensante, è sempre più difficile, dall’altro, anche il dialogo con la Russia, gelidamente ancorata all’idea di Grande Madre potente (e onnipotente). Ecco dunque il terzo polo, il continente che rimane l’unico riflesso di ciò che resta del progresso umano, come un antico albero dalla fragile corteccia ma dalle radici nodose, forti, fissate saldamente alla terra nera e fertile di quella che gli antichi chiamavano humanitas.
Di fronte ai disastrosi eventi a cui assistiamo ogni giorno, dalla guerra, alla violenza, alla povertà, l’Europa oggi si presenta come unica soluzione per un futuro sostenibile rispetto ad un mondo che si è perso, al prevalere sconsiderato di leader “muscolari”. Se è vero che siamo “nani sulle spalle dei giganti” è giunto il momento, per noi, di scendere a terra e iniziare a camminare con i propri mezzi. Non basta più, oggi, accomodarsi sulle nobili tradizioni ereditate: bisogna iniziare a ri-conquistare la nostra eredità, ri-costruire, fare fatica per ri-fondare quei tanto citati valori occidentali che, talvolta, stentiamo a praticare anche noi europei, figli della democrazia e della libertà. Se non pare più valido il detto ciceroniano historia magistra vitae, non possiamo però arretrare di un passo rispetto alle conquiste umane che abbiamo raggiunto in tanti secoli di lotte di donne e uomini per uscire dal nostro stato di minorità.
Cosa si aspetta dunque? Di cosa abbiamo ancora bisogno? Non basta la spinta dei cittadini del mondo? Non basta la forza di tanti giovani federalisti che spingono per il loro futuro? Dobbiamo ri-conoscerci.
David Sassoli, eletto Presidente del Parlamento europeo nel 2019 ricordava che “L’Unione Europea non è un incidente della storia”: libertà, solidarietà, dignità, sono pilastri fondanti non solo di un modo di governare ma, soprattutto, di un modo di vivere. L’Europa può trovare le risposte alle inquietudini mondiali, alla distruzione dell’uomo e dell’ambiente, può costruire un mondo nuovo attraverso i know how della cultura e della politica intesa, questa, non come ”potere” ma come “possibilità” di convivenza civile e responsabilità umana.
Se le elezioni in Ungheria hanno portato alle urne quasi l’80% dei cittadini, allora è possibile una partecipazione attiva contro i regimi illiberali, è possibile il risveglio dei politai, è possibile costruire un mondo nuovo in cui l’Europa e i leader illuminati facciano la storia.
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