Sophie Chikirou potrebbe stare a Parigi come Zohran Mamdani sta a New York da un paio di settimane. La politica, infatti, ha deciso di non sostare più nelle retrovie, come aveva fatto finora sostenendo Jean-Luc Melenchon, di cui è definita una dei più stretti collaboratori. Ha scelto, invece, di entrare a gamba tesa nel vivo dell’agone politico francese, o meglio parigino.
Chikirou è membro del partito La France Insoumise, fondato nel 2016 proprio da Melenchon, con cui si è a lungo insinuato che la donna avesse una relazione. Le voci, in ogni caso, non sono mai state confermate e non sono di certo il fulcro delle notizie di cui oggi Sophie è al centro. La 48enne si è proposta, infatti, come nuova sindaca di Parigi, per la tornata elettorale di inizio 2026. Chikirou ha ufficializzato la candidatura per le municipali di marzo 2026 pochi giorni fa, il 14 di novembre. La sua posizione politica si avvia verso una strategia molto più radicale di quella seguita a Parigi fino ad adesso.
Anne Hidalgo, che ora ricopre la carica, nata in Spagna e cittadina francese dai 14 anni, è diventata per la prima volta il volto simbolo della capitale francese nel 2014, per poi essere riconfermata durante le municipali del 2020, tenutesi in piena pandemia da Covid-19. Ana, che ha scelto da adolescente di cambiarsi il nome in un più francofono Anne, rappresenta a Parigi il Parti Socialiste, quindi una delle ali di sinistra nel parlamento francese. Sotto di lei la città ha vissuto un tentativo ambizioso di trasformazione urbana e ambientale, con misure molto innovative nel contesto di una mobilità sostenibile e rigenerazione urbana- Hidalgo ha lanciato la politica Ville du quart d’heure, ossia un piano per rendere accessibile in 15 minuti a piedi o in ciclabile i principali spazi cittadini e ha attuato politiche per la riduzione dell’uso dell’auto privata. Tutto questo ne fa una sindaca particolarmente controversa, perché le succitate politiche le hanno portato lodi dall’estero, ma grandi critiche interne, dovute soprattutto all’esplosione del debito della capitale sotto la sua legislazione.
E Anne non piace, infatti, nemmeno a Sophie, che la critica innanzitutto per una gestione cittadina troppo centrista e gravosa a livello fiscale sulle teste dei parigini. E pensare che Hidalgo e Chikirou fanno parte della stessa ala del parlamento, la sinistra, però la seconda è membro delle frange più radicali e, infatti non ha risparmiato dalle critiche nemmeno la principale sfidante di destra per le municipali 2026, Rachida Dati, di cui ha definito il programma come “infelicità sociale”.
Chikirou si presenta sulla scena politica parigina come una Mamdani in versione femminile e francese. Questo perché si propone come l’incarnazione di una Paris populaire, che vuole combattere in primis i ricchi e la speculazione economica nella città. In secondo luogo la politica si pone in un atteggiamento contrario alla gentrificazione del capoluogo francese, con, ad esempio, la proposta di rendere gratuiti i mezzi pubblici. Inoltre non si esprime con mezzi termini nemmeno sul panorama internazionale, definendo doveroso il sostegno della Francia a Gaza e alla Palestina. Chikirou rappresenta un’inversione di rotta nel frangente sinistrorso francese, una voce limpida per i cittadini di Parigi.
Abbiamo visto come non si sia risparmiata in critiche contro Hidalgo, sulle cui spese personali griffate ha espresso le proprie perplessità. Il dubbio su Anne, anzi su tutta la sinistra moderata francese, si estende anche sul piano amministrativo: Chikirou vuole rappresentare una rottura netta e un’alternativa radicale rispetto alla maggioranza guidata dall’ancora sindaca, che taccia di non aver portato svolte decisive a Parigi. Anzi, si spinge oltre, accusando l’amministrazione Hidalgo di aver prodotto un malheur social nella capitale, avendo evitato temi caldi come le problematiche dei quartieri più popolari. Chikirou si propone come una sindaca dal taglio popolare, abbandonando la moderazione del centro-sinistra francese, in particolare del Parti Socialiste di Hidalgo. Tra le proposte della candidata di La France Insoumise c’è il progetto di rilanciare la produzione di alloggi popolari, calmierare gli affitti e creare un’agenzia locativa pubblica. Ha intenzione, inoltre, di rafforzare i servizi pubblici, in particolare il frangente educazionale. Altro aspetto per cui il Ps viene attaccato è la sua mancata rappresentanza del ceto meno abbiente e più popolare. Tirando le somme di quanto detto, per Chikirou e il suo partito l’amministrazione Hidalgo non ha fatto abbastanza, pur essendo riuscita nell’impresa di sperperare risorse economiche e sociali.
La battaglia politico-programmatica della sinistra radicale di Chikirou, mossa da priorità “popolari” in primis, si scontra anche con il programma della diretta avversaria, Rachida Dati. Dati è la candidata sindaca del partito di destra Les Républicanins e rappresenta la porzione medio-alta del ceto parigino, cosa che Lfi critica.
Interessante e preoccupante per il benessere della città il fatto che entrambe le candidate, sia della sinistra che della destra, siano persone al centro di scandali e problematiche penali.
Chikirou infatti è sotto inchiesta dal settembre 2024 con l’accusa di truffa aggravata e uso illecito di beni pubblici. Il tutto risale alla campagna presidenziale del 2017 che la politica curò come braccio destro di Melenchon alla direzione della comunicazione, ma anche come fornitore di servizi con la sua società di comunicazione Mediascop. Le si criticano le fatture “gonfiate”, la trasparenza contabile e l’uso di fondi pubblici per le campagne elettorali. È bene precisare che la donna ha contestato tutte le accuse.
Dati, dal canto suo, non si spreca sul fronte penale. È infatti indagata per la mancata dichiarazione tra il 2017 e il 2023 di beni di lusso, gioielli in particolare, per l’ammontare di una somma compresa tra i 400 e i 600mila euro. Evento piuttosto rilevante, visto l’obbligo, in Francia, di trasparenza degli eletti, pilastro dell’anticorruzione. Dati è poi stata coinvolta nell’affaire Ghosn, uno dei principali scandali industriali e giudiziari franco-giapponesi. Nel 2018 infatti Carlos Ghons, ex presidente e CEO per Renault-Nissan-Mitsubishi, venne accusato di sottodichiarazione delle remunerazioni, uso improprio di fondi aziendali e abuso di fiducia aggravato, ossia il trasferimento di perdite personali sul gruppo durante la crisi del 2008. Ghons negò tutto e nel 2019, in attesa di giudizio, compì una fuga rocambolesca verso il Libano, dove non esistono accordi per l’estradizione con Tokyo. In tutto ciò Rachida Dati si inserisce per l’accusa mossa nei suoi confronti di aver ricevuto compensi per un totale di circa 900mila euro in consulenze ritenute “non conformi” o non chiaramente giustificate. Tutto ciò al tempo dei suoi giorni in Parlamento europeo, tra il 2010 e il 2012. Anche in questo caso la politica ha contestato le accuse.
Tirando le somme, si hanno, quindi, due candidate per la capitale francese ed entrambe sono, volenti o nolenti, sotto inchiesta giudiziaria. Tutto ciò apre un enorme capitolo sulla legittimità politica e sulla reputazione richiesta di chi di fatto può e potrebbe prendere le redini di Parigi. Questo è problematico per diversi motivi, tra cui l’indebolimento della fiducia dei cittadini nella loro guida e la creazione di un precedente negativo, ossia la capitale guidata da figure sotto indagine.
In ogni caso, anche se potremmo dire accumunate delle problematiche giudiziarie, Rachida e Sophie sono quanto ci sia di più distante nell’atlante politico. Il grande interrogativo sta nel capire se Chikirou riuscirà a conquistare, a priori delle difficoltà politiche e penali, il popolo di Parigi come Mamdani ha rapito il popolo
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