Lunedì, nel cuore dell’Europa centrale, in Germania a Berlino, si è tenuta un’importante riunione per il conflitto russo-ucraino, ormai imperversante da quattro anni. Partecipanti i capi di governo europei, il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy e rappresentanti di Trump. Inoltre i Paesi si sono incontrati anche martedì 16 dicembre all’Aja, in una conferenza cogestita tra Paesi Bassi e Unione Europea. Qui il fulcro dell’incontro è stato la costituzione di una commissione, a cui parteciperanno 35 Paesi, per quantificare e compensare i danni causati dalla guerra, iniziata nel febbraio del 2022. Questa mossa potrebbe prevedere lo scongelamento e l’utilizzo degli asset russi di cui tanto si è parlato dall’inizio del conflitto. Il primo incontro, a Berlino, è stato quindi parte di un ampio processo che vorrebbe portare alla pacificazione, mentre il secondo, all’Aja, è stato una conferenza multilaterale su riparazioni e danni di guerra e di pace in senso stretto non si è parlato, anche se l’ombra era presente.
Di fatti, “mai stati così vicini a una pace” è stata la conclusione degli inviati e portavoce statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, dopo la cena a Berlino. Trump ha da parte sua aggiunto che crede possibile un cessate il fuoco tra i due Paesi contendenti, già auspicato per il Ringraziamento americano, quindi a fine novembre, entro Natale. Frederich Merz, Cancelliere tedesco, da parte sua, oltre ad aver espresso solidarietà e vicinanza al Presidente e al popolo ucraini, si è espresso in un appello ai russi, in cui ha chiesto con intenti umanitari di accettare il cessate il fuoco almeno per le festività natalizie. Questo richiamo tedesco riporta alla mente tempi che ormai dovrebbero essere davvero lontani per il mondo e per l’Europa in generale, ossia la famosa tregua del dicembre del 1914, durante la Prima Guerra Mondiale, in cui i soldati del fronte occidentale, francesi britannici e, all’opposizione, tedeschi, deposero le armi e si strinsero in una solidale partita di calcio per celebrare la Natività.
Ad ogni modo, quello che si è portato a casa dai due incontri internazionali è stata, per la prima volta dicono in diversi rappresentanti degli Stati, la concreta possibilità di una pace duratura tra la ormai devastata Ucraina e l’irreprensibile e, pare, instancabile Russia. Infatti Trump ha affermato, durante conferenze stampa di aver avuto scambi con Putin, Presidente della succitata nazione, che, sempre a detta del tycoon, pur non essendosi espresso in modo del tutto diretto, sembrerebbero essere andati verso obiettivi condivisi di una riappacificazione tra i due Paesi.
La struttura della detta pace è di per sé interessante, perché, oltre a predisporre circa gli aiuti economici dei firmatari all’Ucraina, parla anche della possibilità, pur non come membro ufficiale della NATO, di usufruire di una versione ad hoc dell’articolo 5 del Patto Atlantico. Il passaggio del trattato in questione dispone il cosiddetto principio di difesa collettiva, per cui, se un Paese membro è sotto attacco, tutti gli altri partecipanti si considerato allo stesso modo attaccati e sono chiamati ad aiutare l’alleato. Si deve però parlare, nei confronti di questo caso specifico, di situazione particolare, perché l’Ucraina, secondo i patti che si stanno in questo momento delineando per la pace, non diventerà membro dell’alleanza europeo-atlantica. Anzi, questo, ossia la possibilità dell’inclusione del Paese est-europeo nella NATO, è proprio il motivo, a metà tra il vero e la facciata, per cui la Russia ha iniziato l’occupazione dell’Ucraina nel 2022.
La situazione, con questa nuova clausola, si capovolgerebbe completamente rispetto allo stato attuale delle cose, in quanto l’articolo prevederebbe, come già detto che, se attaccata, l’Ucraina venga aiutata a livello militare, con fornitura di armamenti e dispiego di soldati dei propri eserciti, da parte dei Paesi europei, sostenuti dagli USA. Si verrebbe a creare uno scudo multinazionale allo Stato ormai in ginocchio, vessato da quattro anni di guerra, devastanti sia a livello di perdite umane, militari e civili, sia per quanto riguarda la distruzione di territori e infrastrutture.
Fuori dal piano per la fine del conflitto resterebbe la questione territoriale. La Russia, infatti, e in questo non è osteggiata in modo diretto da Trump e compagni, ha occupato circa il 20% del territorio ucraino, tra cui la zona del Donbass, su cui vorrebbe mantenere il controllo. Trump si è espresso a riguardo, dicendo che ormai di fatto sono aree che l’Ucraina ha già perso, e ha suggerito il mantenimento di questo nuovo status quo. Tuttavia il Paese non si mostra pronto a una loro cessione definitiva a favore della Russia. I piani prevedrebbero che queste aree non vadano unilateralmente a quest’ultima, ma che vengano create delle zone franche, “economicamente libere e smilitarizzate”. Secondo Trump, la risoluzione poi della faccenda della sovranità su queste lingue di terra starebbe al dialogo diretto tra i due contendenti, Russia e Ucraina. Questa è di fatto la proposta statunitense per dipanare la difficile situazione. Tuttavia è una proposta che a Zelenskiy non è piaciuta per nulla, anzi, al contrario ha subito, quanto ascoltato dai giornalisti, precisato quanto diverse siano le posizioni a riguardo. Il Presidente ucraino si è spinto oltre nelle dichiarazioni circa la cessione e la creazione di questa zona franca nel proprio territorio, definendo la mossa “dolorosa” e quindi, dal canto suo, inaccettabile. Ci sarebbe, però, una via alternativa per sciogliere la questione, ossia far decidere al popolo ucraino stesso, con un referendum, unica strada possibile ad opinione del Cancelliere tedesco Merz.
Zelenskiy, dal conto suo, non ha nascosto che la trattazione con gli Stati Uniti sia stata e resti difficoltosa, ma ha affermato che, per la prima volta nella storia di questo conflitto, si sono fatti passi avanti considerevoli verso una soluzione di pacificazione che soddisfi tutte le parti, o almeno non lasci quella attaccata, l’Ucraina, senza nulla in mano. Lo stesso Segretario della Difesa ucraino, Rustem Umerov, si è espresso a riguardo, definendo i due giorni di contrattazione come molto proficui per le parti coinvolte.
Il tedesco Merz ha affermato, dopo l’incontro a Berlino del 15 dicembre, che la possibilità di una pace concreta non è mai stata così vicina, mostrandosi sia fiducioso verso la situazione geopolitica, ma soprattutto solidale con Zelenskiy e il popolo ucraino. Si è anche espresso in modo molto duro contro il comportamento di Putin, che ha definito come pericoloso per l’Europa e il mondo, in quanto arrivista e avente potenziali mire sulla ricostituzione di confini russi che ricalchino quelli dell’ormai scomparsa URSS.
Lo stato attuale delle cose rimane alquanto complicato e i piani discussi mostrano delle controversie, soprattutto quelli riguardanti la spartizione dei territori occupati, ma il Natale 2025 potrebbe portare un regalo vitale agli ucraini, grandi e piccini: la tranquillità di una pace.
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