Dov’è la Macedonia?

, di Jacopo Barbati

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Dov'è la Macedonia?

Non rispondete “nel frigo”, è una battuta vecchia. Questo problema invece è attuale: la Grecia non tollera il fatto che la Repubblica di Macedonia abbia questo nome, in quanto secondo gli ellenici la Macedonia sarebbe solo ed esclusivamente una regione greca. I macedoni, da parte loro, non rinuncerebbero mai a questa denominazione.

Problemi

Questo ha già causato problemi non sottovalutabili: la Grecia si è opposta all’ingresso della Macedonia nella NATO, previsto per marzo (e che ottimisticamente slitterà in autunno), e anche difficoltà per ciò che riguarda l’adesione del piccolo stato balcanico all’Unione europea. Ciò si è tramutato in un pericoloso vero e proprio odio da parte di gran parte della popolazione macedone nei confronti della Grecia e dei greci. Basta andare su internet per trovare siti, forum e gruppi di discussione macedoni che invitano a odiare la Grecia e a boicottarne i prodotti,

Questione annosa

Non è la prima volta che l’ostruzionismo greco crea guai alla Repubblica di Macedonia. Tensioni ci sono state sin dalla proclamazione d’indipendenza della Repubblica Socialista di Macedonia, avvenuta l’otto settembre 1991. I primi paesi a riconoscerla furono Turchia e Bulgaria. Ma da allora iniziarono i primi problemi. La Grecia forzò l’UE ad adottare la cosiddetta “Dichiarazione di Lisbona”, che di fatto proibiva alla neonata Repubblica di usare il nome che si erano dati. Per motivi analoghi, il suo ingresso nell’ONU fu ritardato di circa 20 mesi (7 aprile 1993), e avvenne sotto la denominazione ’temporanea’ di FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia – Repubblica Ex-Jugoslava di Macedonia).

Nel 1994 la Grecia operò un embargo nei confronti della Macedonia. Oltre alla questione del nome, i greci contestarono l’adozione del “Sole di Vergina” come bandiera nazionale e un articolo della Costituzione macedone, che prevedeva un “sostegno delle minoranze macedoni nei paesi confinanti”. L’embargo causò oltre due miliardi di dollari di danni per la Macedonia in circa 18 mesi. Questo spinse i macedoni a firmare un trattato con la Grecia, sotto il patrocinio dell’ONU, nel settembre del 1995. Le conseguenze di questo trattato furono la modifica della bandiera e dell’articolo costituzionale contestato, mentre la questione del nome rimase irrisolta. A oggi, 120 paesi hanno riconosciuto la Repubblica di Macedonia sotto la denominazione proposta dal governo di Skopje.

Possibili soluzioni

Ma perché la Grecia non accetta questo nome? Semplice: vi sono tre regioni greche dal nome “Macedonia” (anche una bulgara in realtà), ma quel che più conta, è che il nome Macedonia è legato alla figura di Alessandro Magno (così come il Sole di Vergina), che il governo di Atene considera storicamente essere greco. E allora, la Grecia vuole che la Repubblica di Macedonia cambi il proprio nome. La Repubblica di Macedonia non vuole accettare questo diktat greco ma ha proposto una soluzione di compromesso: due denominazioni, “Repubblica di Macedonia” nelle relazioni con gli altri stati, e una alternativa per i rapporti con la Grecia. I greci hanno detto no, e quindi la situazioni è rimasta immutata.

L’unico organismo internazionale che ha nominato un mediatore per questa situazione è stata l’ONU, che si occupa del caso dalla fine del 1995. Le proposte arrivate, o partite, dal mediatore in questi 12 anni non hanno mai soddisfatto entrambe le parti in causa. Il nodo della questione è che i greci preferirebbero l’eliminazione del termine “Macedonia” dal nome ufficiale della Repubblica. Anche la soluzione “Repubblica Macedone” andrebbe bene ad Atene. Minuzie. Ma che vengono rigettate dai macedoni che, oramai aggrappati al principio, non capiscono perché dovrebbero rinunciare la nome che si sono dati.

... nodo gordiano il nome Macedonia ...

E l’Unione europea?

La cosa che più appar grave in tutta questa storia è senza dubbio l’assenza di un intervento da parte dell’UE. La Grecia è membro dal 1981, la Macedonia è un candidato ufficiale, con alcuni problemi da risolvere (ad esempio il tasso di disoccupazione, che attualmente si attesta al 36% circa) ma comunque in miglioramento. E invece, dopo la “Dichiarazione di Lisbona” del 1992, l’Unione non è più intervenuta sulla questione, lasciando liberamente che un paese membro applichi provvedimenti decisamente poco democratici e tutt’altro che tesi all’aiuto nei confronti di un paese confinante. Il tutto, poi, solo per una questione meramente burocratica. Il che la dice lunga su quale influenza possa esercitare Bruxelles sulle decisione di politica estera dei singoli stati.

... la patria di Alessandro Magno invece di essere collante è divisione ...

È deprimente vedere come due nazioni storicamente legate, come Grecia e Macedonia, arrivino a queste battaglie a causa di nove, innocue, lettere. Dov’è la Macedonia? La gloriosa regione storica della Macedonia, patria di Alessandro Magno ma non solo, estendeva il suo territorio in corrispondenza di entrambe le nazioni, così come le conosciamo oggi. E invece di essere un collante, è stato motivo di divisioni. Logica inversa.

Fonte dell’immagine: World Wide Web

Tuoi commenti

  • su 10 maggio 2008 a 19:16, di ? In risposta a: Dov’è la Macedonia?

    Intanto e’ vero che l’UE dovra’ dire, prima o poi, che ha contribuito tantissimo ai problemi attuali nei Balcani. Questo si e’ mostrato nel periodo dal 1990 in poi, e si mostra ancora, per esempio con il problema per quanto riguarda il nome della Macedonia. Il fatto di non reaggire nei momenti giusti alla fine porta solo dei problemi ancora piu’ gravi. Poi, intanto e’ vero che tutti sono pronti a parlare del nazionalismo nei Balcani - serbo, croato, montenegrino, macedone - pero’ nessuno si permette di discuttere il nazionalismo greco che nei momenti sembra che sia piu’ forte di tutti gli altri nella regione ed allora capace di frennare sviluppo di un paese vicino. Branislav Radeljic

  • su 15 maggio 2008 a 12:44, di Jacopo S. Barbati In risposta a: Dov’è la Macedonia?

    Gentile Branislav Radeljic,
    concordo perfettamente con queste parole. L’Unione Europea parla sempre di sostegno ai Paesi balcanici, ma queste parole raramente si trasformano in fatti. La questione balcanica risulta essere dannatamente complessa, lo è sempre stata. Dalla fine della II Guerra Mondiale fino alla dissoluzione dell’URSS, si cercava addirittura di evitare di dire «Balcani». Non dimenticandoci anche di contraddizioni nelle attribuzioni di carattere geografico: la Grecia viene considerata come un Paese dell’Europa occidentale, pur avendo confini molto più a est rispetto alla Bosnia-Hercegovina, alla Serbia o alla Croazia, che vengono considerati paesti dell’Est.
    Tornando a noi, è certo che l’UE debba sicuramente prendere una posizione, altrimenti dimostrerebbe in via definitiva di essere un organismo finto, inutile dal punto di vista politico. Lo stesso è accaduto anche per la questione kosovara: l’Italia e la Spagna, due esempi di paesi membri, hanno agito in maniera diversa a riguardo. Sono contraddizioni interne che a parer mio non dovrebbero esistere. Ma finché a Bruxelles si staranno zitti, ci saranno sempre.
    I movimenti nazionalisti in Grecia sono preoccupanti, concordo. E ribadisco: è necessario un intervento dell’Unione anche per questo.

    Saluti,
    Jacopo Barbati

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